Informare è la prima fonte di prevenzione.
Ottobre è il mese dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione del tumore della mammella. È un’occasione importante per parlare di screening, diagnosi precoce, stili di vita e fattori di rischio.
Tra questi ce n’è uno ancora troppo poco conosciuto: il consumo di bevande alcoliche.
L’alcol, infatti, è un fattore di rischio riconosciuto per il tumore della mammella. L’International Agency for Research on Cancer (IARC) considera accertata la relazione causale tra consumo di alcol e tumore della mammella nelle donne. Le evidenze mostrano inoltre una relazione dose-risposta: all’aumentare del consumo aumenta il rischio.
Anche una quantità apparentemente piccola conta
Quando si parla di alcol e tumore, è importante comprendere che il rischio non riguarda esclusivamente chi beve molto.
Una recente revisione sistematica e meta-analisi degli studi prospettici ha confermato un aumento del rischio di tumore della mammella anche a livelli relativamente bassi di consumo. Per ogni ulteriore quantità di alcol consumata quotidianamente, il rischio tende ad aumentare.
In termini semplici, alcune analisi epidemiologiche hanno stimato un aumento dell’ordine del 10% del rischio per ogni unità standard di alcol consumata quotidianamente. Il dato non significa che una persona che beve una unità alcolica abbia il 10% di probabilità di ammalarsi: si tratta di un aumento relativo del rischio rispetto a chi non consuma alcol.
Ed è proprio questa distinzione che riteniamo importante comunicare.
1 unità alcolica al giorno: Il rischio può aumentare di circa 10%.
2 unità alcoliche al giorno: L’aumento del rischio può arrivare intorno al 20-30%, a seconda dello studio e della popolazione considerata.
3 unità alcoliche al giorno: Il rischio può arrivare a essere circa il 50% superiore in alcune analisi epidemiologiche.
Non si tratta quindi di numeri da utilizzare per prevedere cosa accadrà al singolo individuo. Il rischio di sviluppare un tumore dipende da numerosi fattori e i dati epidemiologici descrivono l’andamento del rischio nella popolazione.
Vino, birra o superalcolico: cambia qualcosa?
Per quanto riguarda il rischio oncologico, non è il tipo di bevanda a fare la differenza, ma la quantità di etanolo contenuta.
Una unità alcolica corrisponde indicativamente a circa 10-12 grammi di etanolo. In Italia viene comunemente associata, per esempio, a:
- un bicchiere di vino da circa 125 ml;
- una birra da circa 330 ml;
- un bicchierino di superalcolico da circa 40 ml.
L’alcol viene metabolizzato dall’organismo producendo, tra le altre sostanze, acetaldeide, che ha proprietà cancerogene. Nel caso del tumore della mammella, sono inoltre rilevanti gli effetti dell’alcol sui livelli e sul metabolismo degli ormoni, compresi gli estrogeni.
Il rischio riguarda soltanto le donne?
Il tumore della mammella è molto più frequente nelle donne, ma può colpire anche gli uomini.
È tuttavia importante essere precisi: le principali evidenze epidemiologiche sui valori di rischio riportati in questo articolo sono riferite al tumore della mammella nelle donne. Non sarebbe corretto trasferire automaticamente quelle percentuali alla popolazione maschile.
Questo non significa che parlare di prevenzione sia una questione esclusivamente femminile. Significa, semplicemente, che l’informazione deve essere fondata sui dati disponibili.
Perché Vita Via Est vuole parlarne?
Perché la prevenzione passa anche dalla conoscenza.
L’alcol è spesso associato esclusivamente al problema della dipendenza. Ma il suo impatto sulla salute è più ampio: il consumo di alcol è riconosciuto come fattore di rischio per diversi tipi di tumore e, per alcuni di essi, il rapporto con il consumo è documentato anche a livelli relativamente bassi.
Informare non significa spaventare: è la prima fonte di prevenzione.
È questo il senso della prevenzione che Vita Via Est vuole promuovere: informazione, consapevolezza e responsabilità.
In questo ottobre, quindi, ricordiamoci anche dell’alcol.
