Lo stato contrasta o no l’alcol?

Dopo aver visto la campagna di comunicazione istituzionale: https://www.governo.it/it/media/campagna-di-comunicazione-istituzionale-vino-italiano/31137

La riflessione che ci poniamo è: perché lo Stato, pur moderatamente, invita a fare uso di una sostanza tossica come l’etanolo? La domanda è centrale nel dibattito sorto attorno alla nuova campagna istituzionale sul vino finanziata dal MASAF, il cui claim è “Vivere il vino, vivere la vita, responsabilmente”.
Questa comunicazione — che promuove un prodotto contenente etanolo, classificato cancerogeno di gruppo 1 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro — ha sollevato critiche e interrogativi profondi sul ruolo dello Stato.

Secondo il Governo, la campagna vuole Valorizzare il vino come patrimonio culturale italiano, legato a territorio, storia, tradizione, convivialità. In questo quadro, il vino è presentato come un “prodotto identitario” da difendere, più che come una semplice bevanda alcolica.

La critica nasce dal fatto che, pur con toni moderati, la campagna promuove il consumo di un prodotto che contiene alcol etilico (etanolo); ma è un messaggio dello Stato, quindi dotato di particolare autorevolezza.

36 milioni di persone consumano alcol, 8 milioni rientrano in una fascia a rischio, oltre 700.000 sono minori, con forte diffusione del binge drinking tra i giovani e, SOPRATTUTTO, alla luce ormai della certezza che NON esiste una soglia di consumo totalmente priva di rischio.

Da qui il paradosso evidenziato dalla stampa: il Ministero della Salute investe per ridurre i danni dell’alcol, mentre un altro ministero promuove il vino, cioè una bevanda contenente alcol etilico.

In altre parole:
può un’istituzione che ha il dovere di tutelare la salute promuovere un prodotto che aumenta il rischio di tumori?
È proprio questa la contraddizione messa in luce dalle critiche, che ne pensate?

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