Studentesse di 16 anni che bevono Spritz per colazione e saltano le prime tre ore di scuola, tutto normale. Facciamoci due domande.
L’immagine scelta da Denis De Mauro per raccontare sul Messaggero un gruppo di ragazze che alle 8.33 del mattino beve spritz invece di frequentare le prime ore di scuola è alquanto efficace. Una tazza di cioccolata accanto a quattro calici d’Aperol Spritz, una cameriera rassegnata, battute spavalde e risate fuori posto: è uno scatto di realtà che racconta molto.
Tra cronaca e giudizio implicito
Il tono del pezzo è apparentemente neutro, ma l’effetto finale è quello di un piccolo teatro del paradosso: minori che bevono alcolici prima delle 9, scuole saltate con leggerezza, assenza totale di adulti nel quadro. Tuttavia, manca un passaggio: perché quelle ragazze sono lì? Da dove viene la disinvoltura con cui parlano di assenze scolastiche e bevute mattutine?
Un disagio normalizzato
Più che uno scandalo, la scena restituisce l’idea di un’abitudine ormai priva di contesto. La leggerezza con cui le ragazze rispondono, “Fa bene alla salute”, è il sintomo, non il problema. Inquadrare tutto come semplice trasgressione adolescenziale o provocazione da social rischia di diventare una scorciatoia. Non è solo questione di alcol: è assenza di alternative, di spazi altri.
Raccontare senza moralismo, capire senza giustificare
C’è un limite sottile tra cronaca e voyeurismo. Mostrare, far parlare, descrivere è giusto ed è compito dei cronisti. Ma al di fuori serve anche un secondo passo: mettere in fila le domande che mancano. Cosa spinge delle sedicenni a iniziare la giornata in quel modo? Cosa rende normale, non eccezionale, saltare ore di scuola per sedersi a un bar e ordinare alcolici?
Un articolo come questo deve aprire un confronto, e non essere solo una fotografia ben scritta.
Aggiungiamo che un confronto deve partire da un controllo, un controllo da parte di gestori, genitori, e forze dell’ordine che manca: L’ Art. 689 del codice penale VIETA LA SOMMINISTRAZIONE DI ALCOL AI MINORENNI DI ANNI 16 ed è previsto l’arresto fino ad un anno e la sospensione dell’esercizio (leggi: CHIUSURA DEL LOCALE)
Articolo tratto da Orizzonte Scuola